Intervista a Valentina Ughetto

Laureata a pieni voti in entrambe le lauree in Lettere e SSAB all’Università “La Sapienza” di Roma, ha completato la propria formazione come Archivista Bibliotecaria e Paleografa Diplomatista presso la Scuola dell’Archivio di Stato di Roma. Attualmente lavora presso il Comune di Roma ed è giornalista pubblicista, con particolare interesse per la divulgazione socio-culturale. Dopo averla presentata andiamo a porre alcune domande alla scrittrice romana Valentina Ughetto. Come nasce la tua passione per la scrittura? Da piccola, ho ereditato l’amore per i libri, l’arte, la natura e la scrittura da mio nonno paterno Ugo, avvocato civilista che scriveva poesie e racconti meravigliosi, e da mio padre Sergio. Non ho mai disegnato come mio padre, né so suonare, ma ho sempre scritto e forse, oggi, fotografo bene come lui. Fin da piccolissima, la scrittura mi mette a mio agio: è come colorare e fermare i miei pensieri. Parlaci di "De Velo: quattro generazioni di artisti alla ribalta“ un libro sulla filodrammatica della famiglia di registi e attori De Velo. Un saggio storico che analizza il teatro allo stesso modo in cui la storia dell’arte mette in luce il “come” e il “perché” dietro certe scelte artistiche e stilistiche. Lo studio, ampiamente documentato e corredato di fotografie, pone un’attenzione particolare sull’importanza del capocomico come imprenditore e sulla libertà artistica che da esso è derivata. Parlare dei De Velo è raccontare le vicende del teatro italiano. Raccontaci la tua ultima fatica letteraria "Le protagoniste del Giubileo" un saggio per cui sei stata premiata alla III Edizione sezione saggio del premio Internazionale d'Eccellenza " DivinaMente Donna" il 12 marzo 2026 a Palazzo Giustiniani a Roma. Ho scritto per enciclopedie e clienti privati, tra cui Terna, raccogliendo documenti e storie inedite. Amo scoprire argomenti originali che arricchiscono il percorso culturale e umano. Tra questi, il mio studio sui Giubilei dal primo fino al 1975 racconta le donne che hanno trasformato il volto di Roma e della società, portando con sé i cambiamenti dei costumi e della storia. Questo lavoro inedito, premiato per la sua prospettiva originale e approfondita, illumina la presenza femminile nella storia spirituale e culturale della città, unendo rigore documentale e passione per la narrazione. Che progetti hai per il futuro? Amo raccontare storie quotidiane, come quella di Mio Mao, il mio gatto “grondaiolo”, che, pur restando più spesso in casa che in strada, è il mio piccolo clandestino casalingo. I mille nomi di Mio Mao® è il titolo di uno dei brevi racconti che sto realizzando: Mao cambia nome in base ai luoghi e alle persone che frequenta, pur mantenendo il suo manto caffè latte. È un gatto portafortuna, perché chi lo incontra spesso osserva nei comportamenti degli altri la propria parte più autentica. Una storia inclusiva, per grandi e piccoli. Con l’Associazione Tota Pulchra a breve pubblicheremo un diario fotografico della missione a Santo Domingo, realizzato con le mie inquadrature e i miei resoconti. Mi auguro di avere sempre la possibilità di scrivere e di scoprire temi che possano portare un contributo autentico, meritevole e di particolare rilievo.

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